Kirklee Terrace Lane

Queen's Park

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Millbrae Crescent

Queen's Dr

25 September 2014


Alla fine non cambia una virgola. La Scozia continua ad essere parte del Regno Unito. Almeno per ora e almeno sulla carta.

E’ pero’ difficile pretendere che non sia successo nulla. Il Regno Unito e’ ora consapevole che, per sopravvivere, ha piu’ che mai la necessita’ di adattarsi alle esigenze del proprio popolo.

Il partito che appoggiava l’indipendenza ha infatti ottenuto oltre 1,5 milioni di voti, che corrispondono al 45% dell’elettorato. E, nonostante si tratti di una vittoria forse piu’ larga di quanto auspicato nelle ultime settimane, la minoranza rappresenta una fetta di popolazione troppo consistente per essere dimenticata. Sia qui, sia nel resto del Regno Unito.

La Scozia ha preferito continuare per la stessa strada. Ma il partito di Alex Salmond e’ comunque riuscito a sfiorare l’impresa. Ha saputo  ritagliarsi un ruolo importante, essenziale all’interno del panorama politico britannico. E’ riuscito a convertire un elettorato storicamente di sinistra che, deluso da un partito laburista incapace di adattarsi ai tempi che corrono, non ha avuto problemi a voltare loro le spalle in cerca di un’alternativa. Grazie ad una campagna elettorale meticolosamente organizzata, sono riusciti a dare voce e a conquistare le aree piu’ povere del Paese (Glasgow e Dundee), dove la maggioranza degli elettori ha poi votato per l’indipendenza.

Tutto cio’ non e’ pero’ stato sufficiente. Ribaltare un risultato che solo qualche mese fa era dato per scontato non era affatto facile. Si chiedeva al popolo scozzese di lasciare un Unione, imperfetta ma comunque tuttora capace di regalare una buona qualita’ della vita, in cambio di un sogno. Che significava costruire qualcosa di nuovo, senza limiti ma senza nemmeno certezze, in un panorama internazionale dominato dai quei mercati finanziari che difficilmente perdonano. 
Per vincere, era necessario raggiungere due obiettivi: uno facile ed uno ben piu’ difficile. Quello facile era guadagnarsi il voto della classe piu’ povera, quella meno istruita. Un voto che il partito indipendentista aveva gia’ praticamente in tasca e che doveva solo incrementare. Quello piu’ difficile era convertire la classe piu’ abbiente, quella piu’ istruita. Quella classe che storicamente non e’ mai stata allettata dall’indipendenza, che ha sempre gradito considerarsi scozzese pur convivendo con gallesi, nordirlandesi ed inglesi. I voti ottenuti nelle aree piu’ povere del Paese hanno confermato la preferenza per l’indipendenza, ma certamente in maniera meno netta rispetto al previsto. Quelli ottenuti nelle aree piu’ abbienti hanno invece confermato la preferenza per il NO, sebbene le sconfitte registrate dagli indipendentisti siano in alcuni casi meno evidenti rispetto alle aspettative. 
L’indipendenza e’ stata chiesta non solo dallo scozzese povero, poco informato e senza istruzione. Fra chi ha votato YES, compaiono ora anche migliaia di cittadini che appartengono alle classi piu’ abbienti, quelle che non hanno mai visto l’indipendenza come una valida alternativa. E saranno ora loro a rappresentare un’ulteriore sfida per il nuovo Regno Unito, a cercare di ridisegnare quell'unione che dura da oltre 300 anni.

11 September 2014

7 giorni. 
Per dividere ulteriormente i due schieramenti, per creare differenze che non avrebbero motivo di esistere. Da una parte chi vuole una Scozia indipendente, dall’altra chi cerca di farla restare all’interno di un’unione mai come ora in discussione. 
La posta in palio non e’ una questione di vita o di morte. Bensi’ l’orgoglio, contrapposto a presunti vantaggi economici mai dimostrati. 
La Scozia di oggi e’ gia’ per certi versi uno stato a se’, con una propria bandiera, un proprio corpo di polizia, un sistema scolastico ed una giurisprudenza differenti rispetto al resto del Regno Unito. Un Parlamento a se’ legifera attraverso strumenti gia’ trasferiti da Londra a Edimburgo. Ma a quanto pare tutto cio’ non basta. Il petrolio del mare del Nord ha da tempo illuso i separatisti della SNP, convertendo di fatto un popolo di norma poco interessato alla politica, che oggi pensa di potere camminare da solo, senza l’aiuto di Londra. Il loro leader, Alex Salmond, ha saputo costruire qualcosa di eccezionale negli ultimi anni. Senza particolari validi argomenti, senza troppe certezze e senza illustrare troppo chiaramente il suo disegno di Scozia del futuro e’ comunque riuscito nell’impresa piu’ difficile. Quella di stuzzicare l’orgoglio degli scozzesi, di inspirarli fino a fare loro credere di poter creare un paese migliore senza inglesi, gallesi e nordirlandesi. Il tutto grazie ad un’opposizione inesistente, ridicola. Che sara’ ricordata per la capacita’ di regalare voti all’avversario. 
La realta’ e’ pero’ probabilmente un poco diversa. La Scozia di oggi non e’affatto l’area piu’ ricca e sviluppata della Gran Bretagna. Fino a pochi decenni fa era fra le piu’ povere, penalizzata dalla deindustrializzazione e da un’iniziativa privata inesistente. Ora le cose vanno leggermente meglio, grazie al petrolio e grazie ai sussidi da Londra che la Scozia ha ben saputo utilizzare per rimettersi in carreggiata. E' ora un paese moderno, sviluppato ma con diseguaglianze sociali tuttora fin troppo evidenti per potersi considerare un paese dell’Occidente. Con tanta poverta’ e ancora troppo dipendente dalla pubblica amministrazione. E’ comunque un Paese che ha fretta di decidere il proprio futuro. Futuro gia’ parzialmente compromesso, segnato da divisioni interne che non si vedevano da decenni, frizioni e attriti che mai come ora andrebbero invece evitati.

Photo from www.dailyrecord.co.uk

6 August 2014


7 Anni di programmazione, di preparativi e ben £575 milioni spesi per l'organizzazione dei XX Giochi del Commonwealth. Il tutto per 12 giorni di festa, di sport, con atleti di 71 Paesi a caccia di medaglie.

COSA MI E' PIACIUTO

- La folla: mai vista cosi' tanta gente a Glasgow. Ovunque e a tutte le ore,  anche grazie al ricco programma di eventi organizzato dalla Glasgow City Council;
- La BBC: copertura televisiva in stile Olimpiadi di Londra 2012. Tanta qualita' offerta da professionisti del settore. Da questa gente la RAI dovrebbe imparare;
- Il tifo del pubblico: per chiunque, col solo obiettivo di fare rumore e divertirsi. Chapeau!
- I quasi 30 gradi dei primi giorni dei Giochi. Tanto sole, cielo blu e niente vento. Da far invidia alla riviera ligure;
- Gli impianti sportivi che i Giochi hanno regalato alla citta' di Glasgow. Ennesimo e disperato tentativo per stuzzicare una popolazione poco propensa a muoversi e a mangiare bene.




COSA NON MI E' PIACIUTO

- La musica utilizzata nelle cerimonie di apertura e di chiusura. In una citta' musicale come Glasgow, si e' preferito l'usato nemmeno troppo sicuro: Rod Stewart, Deacon Blue, Lulu, Susan Boyle, Dougie MacLean e Kylie Minogue. Largo ai giovani!
- La performance di Rod Stewart alla cerimonia di apertura: da pelle d'oca. Per l'imbarazzo.
- Tunnock's tea cake & IRN-BRU. Il mostro di Loch Ness e le corna di cervo nella cerimonia d'apertura. Oddio! La Scozia offre anche dell' altro (per sua fortuna);
Il meteo scozzese degli ultimi 2 giorni. 1 ora di sole, 3 ore di pioggia torrenziale. Poi nebbia e freddo. Mai ci si abitua!



Photos from dailymail.co.uk & watchathletics.com

9 June 2014


Non siamo in Unione Sovietica. Bensi' in uno dei Paesi maggiormente sviluppati al mondo, con un'economia avanzata e redditi elevati. Un Paese che raccoglie immigrati da mezza Europa, offrendo loro uno stipendio che difficilmente trovano a casa loro. 
Chris Leslie ha scattato queste foto a pochi Km dal centro di Glasgow, raccogliendole poi nel sito The Glasgow Renaissance.



I Red Road Flats si trovavano nella zona nord-est della citta'. 8 grattacieli alti 90 metri ciascuno, che un tempo ospitavano quasi 5.000 persone.  Completati nel 1969, furono per qualche anno gli edifici piu' alti d'Europa, figli di un progetto che aveva l'obiettivo di migliorare la qualita' della vita degli abitanti di Glasgow. Che voleva spostarli dai malsani e sovrappopolati tenements ad appartamenti che in qualche modo riproponevano in Europa cio' che era stato progettato con successo oltreoceano.




Quello che avrebbe dovuto essere il piu' importante progetto europeo di riqualificazione urbana, si rivelo' un terribile fallimento. La Glasgow degli anni '70 era una citta' violenta, dalle dinamiche sociali difficili. Una citta' che aveva mal digerito quel processo di de-industrializzazione che le aveva regalato miseria e poverta'.
Risultato? I Red Road Flats furono ben presto popolati da persone senza lavoro, delinquenti senza futuro che costrinsero le amministrazioni locali a prendere in considerazione l'idea di demolirli a meno di 30 anni dalla loro progettazione. Delle otto torri costruite, 2 sono gia' state demolite, 5 sono disabitate mentre una continua ad ospitare rifugiati politici provenienti da ogni angolo del mondo. La completa demolizione e' in programma entro il 2017, a conclusione di un progetto nel quale la Glasgow City Council ha investito energie e quattrini per liberarsi dai quei numerosi high rises che da decenni contraddistinguono il grigio panorama glaswegian.



14 May 2014



Nella prima parte del 2013 nasceva un'italo-lombardo a glasgow, blog con l'obiettivo di dire al mondo che anche a chi nasce in Brianza e' consentito scrivere. 

Che non significa farlo bene. Quella e' pur sempre la terra che ha dato i natali al Parini ma che preferisce ricordare l'inventore della chiave a brugola. 
Li' non si coltiva nulla: si costruiscono capannoni e villette a schiera. Tanto gli ortaggi non servono come antipasto. Abbiamo i salumi, rigorosamente da abbinare ai nervitt.

Li' si lavora tanto, facendo fatica e muovendo velocemente le mani. Il blogger non sara' mai un lavoro ma solo un modo per perdere tempo.

Ma cosa ho imparato in un anno di italo-lombardo a glasgow?

  • la maggior parte dei lettori sono donne: oltre l'80% dei commenti ricevuti arriva da loro. Che potrebbe significare che gli uomini leggono senza interagire con l'autore, sebbene il numero di blog femminili e' di gran lunga superiore a quelli scritti da uomini;
  • che gli italiani hanno sempre un opinione: adoriamo esprimerla, anche quando non e' richiesta e anche quando schierarsi da una parte o dall'altra non e' necessario. Cosa che invece non farebbero gli scozzesi, popolo che tende a non ostentare la propria opinione, quasi a nasconderla;
  • si guadagna poco: pochissimo per ora, fatta eccezione per qualche voucher generosamente elargito da alcuni benefattori.
E ora qualche informazione un poco piu' tecnica, per coloro i quali scrivono e chiedono informazioni su come iniziare un blog:
  • io non sono un blogger, come ben dimostra il risultato. Cio' che faccio lo faccio per puro divertimento, per meglio conoscere il posto nel quale vivo, per conoscere gente nuova e migliorare le mie scarse competenze informatiche. Nella vita di tutti i giorni sono un ragioniere, uno dei migliori che la scuola superiore italiana abbia mai saputo vendere all'estero;
  • da un italo-lombardo a Glasgow passano circa 300 lettori al giorno, che sono poco meno di 10.000 visite al mese. Per aumentare i numeri (ed il potenziale guadagno) e' necessario investire tempo, scrivere regolarmente e utilizzare i social media. Personalmente utilizzo solamente twitter, nemmeno troppo regolarmente e con il minimo sforzo;
  • i blog sono nati in America nei primi anni '90. Nel blog due fattori sono altrettanto importanti: contenuto e forma. A distanza di oltre 20 anni, la tecnologia per migliorare il secondo fattore (che e' di fatto la grafica del blog) continua ad arrivare da oltreoceano. Per inspirazione e trend, i mercati di riferimento sono sempre quelli anglosassoni.
Un blog al momento molto letto da queste parti? The Londoner. Molte foto. Per chi adora l'inglese, Londra e tutto cio' che ne consegue. 

9 April 2014



La mia conoscenza dell'inglese prima di trasferirmi in Scozia era buona.

O almeno cosi' indicava il mio CV italiano, nonostante in cuor mio mi fosse ben chiaro che non era affatto vero. Si trattava di una menzogna fatta e finita.

Erano gli anni nei quali era diventato obbligatorio indicare il livello di inglese sul proprio CV e le alternative disponibili erano essenzialmente tre: ottimo, buono o scarso.
La prima opzione mi sembrava troppo, almeno per la mia quasi limpida coscienza. La terza rappresentava la scelta piu' onesta, ma nemmeno mi andava di auto-escludermi in quel modo dal mercato del lavoro, regalando opportunita' a candidati meno onesti ma con la mia stessa conoscenza dell'inglese. Restava la via di mezzo. Quella che mi proteggeva da ogni potenziale rischio e mi permetteva di approfittare del sistema senza avere troppi pesi sulla coscienza.

D'altro canto, era pur vero che vivevo in una societa' dove, nella peggiore delle ipotesi, quella misera dimestichezza linguistica giustificava almeno l'aggettivo "buono". Quella era la regola del mercato e io non potevo dire al mondo che da ragazzino avevo viaggiato in lungo e in largo per il globo pur avendo una scarsa conoscenza dell'inglese. 

Ma come in quasi tutte le storie senza lieto fine, i nodi vengono poi al pettine.

La sorte mi ha regalato l'opportunita' di lavorare in Scozia, accettata con l'entusiasmo di chi la desiderava da tempo. Le esagerate ambizioni prefissate alla partenza furono pero' riviste al ribasso nel momento in cui misi piede nel Regno Unito. 
Motivo? La buona conoscenza della lingua inglese che avevo per anni venduto, mi era sufficiente per acquistare il pane al negozio sotto casa. Senza problemi, ero infatti nella condizione di afferrare la pagnotta dallo scaffale, inserirla nell'appositio sacchetto per poi consegnare gli spiccioli al cassiere. Ogni azione diversa dall'essenziale avrebbe dato a quell'uomo la possibilita' di interagire, di fare quelle quattro chiacchiere che il mio inglese avrebbe reso senza senso e imbarazzanti. Condizione pietosa, che mi permetteva di socializzare esclusivamente con italiani e con stranieri con il mio stesso livello di inglese. Che mi regalava la possibilita' di lavorare solo nel momento in cui fosse stato necessario farlo in italiano, vivendo un'esperienza limitata in un Paese straniero. Condizione da questi parti troppo spesso giustificata con l'accento glaswegian. Accento che esiste, al quale e' necessario abituarsi ma che difficilmente esclude dalla societa' l'individuo che ha dimestichezza con la lingua inglese.

La realta' era un'altra: la mia conoscenza dell'inglese era scarsa. Imbarazzante.

Quella lingua l'avevo quasi studiata alle scuole medie, per poi continuare alle superiori. Un paio di ore alla settimana, che ero solito trascorrere a fare scarabocchi di dubbio valore artistico. Sul libro di testo la prima meta' della lezione, incisi sul banco nella seconda. La professoressa di inglese delle medie era solita ostentare il fatto di non avere mai visitato un Paese anglosassone, requisito secondo lei non indispensabile per ben conoscere una lingua.

Nulla di piu' sbagliato, nulla di piu' tragico.

Per imparare una nuova lingua, per poterla parlare correttamente, serve talento. Talento da unire a dedizione e impegno. Vivere nel Paese nel quale quella lingua e' parlata, frequentare persone madrelingua e lavorare utilizzandola, sono passaggi obbligatori per conseguire risultati soddisfacenti. 

Ho conosciuto pochi italiani con un ottimo livello di inglese. Ognuno di loro aveva vissuto per anni in un Paese anglosassone. Ho invece conosciuto italiani da anni residenti all'estero, spesso con un buon livello di inglese, spesso con un marcato accento italiano. Altri con un livello imbarazzante, pur vivendo da anni in una societa' che lo utilizza come prima lingua.

Parlare inglese non e' obbligatorio. Resta il fatto che si tratta della lingua maggiormente utilizzata in ambito commerciale. Usata da sempre piu' persone, sempre piu' preparate professionalmente. Ne consegue che si tratta di una scelta obbligata per coloro i quali desiderano trasferirsi all'estero. Vivere e lavorare in un Paese straniero senza avere dimestichezza con l'inglese significa prendere dei rischi senza investire nel proprio futuro.

Anni fa parlare inglese erano sinonimo di successo. Ora e' essenziale per evitare di restare indietro.

3 April 2014

Il parlamento scozzese ha recentemente approvato la legge che introduce la possibilita’ a persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio.

Un fattore che ha stupito molti italiani e’ la serenita’ che ha contraddistinto il dibattito parlamentare. Che non significa che sono tutti d’accordo. Per motivi diversi, i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono da sempre un argomento difficile da affrontare. Per tabu’, per ignoranza, per paura delle conseguenze che questa decisione potrebbe generare. In particolare: affidamento e adozione dei figli.

Conosco e frequento persone sia a favore sia contrarie al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Persone che sono piu' o meno nella condizione di giustificare entrambe le posizioni, analizzando in maniera costruttiva le potenziali conseguenze di una decisione di questo tipo. 
Esistono poi persone che, nel corso degli anni, hanno completamente cambiato la loro posizione. Nel 2001, l’attuale sindaco di Londra Boris Johnson si dichiarava contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Sosteneva che sarebbe stato difficile permettere a due uomini di sposarsi e allo stesso stempo negarlo a 3 uomini, a 3 donne a 2 uomini ed una donna. Negli ultimi anni la sua posizione si e’ parecchio ammorbidita, grazie anche alla crescente pressione dei suoi elettori.

In Italia due persone dello stesso sesso non hanno la possibilita’ di contrarre matrimonio. Forse e’ solo questione di tempo, visto che e’ difficile pensare che un Paese all’interno dell’Unione Europea non segua il percorso intrapreso da buona parte degli altri membri. 
Eppure non e' questo il problema. 
A cambiamenti di questo tipo ci si arriva attraverso percorsi lunghi e tortuosi, che hanno prima di tutto l’obiettivo di combattere la discriminazione. Esistono comportamenti che in certe societa' sono tuttora tollerati, abitudini che altri Paesi hanno accantonato decenni fa.

“Sei frocio”, “Sei culattone” sono fra gli insulti preferiti che si scambiano gli uomini in Italia. Si parte dalle scuole elementari fino ad arrivare ai pensionati. Un insulto senza eta’, uno dei piu’ efficaci. Diffuso fra l'operaio e l'avvocato, senza dimenticare il politico di turno, impegnato a dare voce a quel popolo che tanto rappresenta. Insulto meno diffuso fra donne, un po’ per abitudine, un po’ perche’ trattandosi di qualcosa che la societa’ digerisce meglio rispetto al rapporto fra due uomini.

Ma ha senso dare la possibilita' a due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio quando la societa' che li dovrebbe rappresentare continua a discriminarli? 

22 March 2014

Un confronto che non esiste. Quello fra due citta' cosi' differenti fra loro, con dimensioni e storie ben diverse.

La pioggia ed il vento contro la nebbia e l'afa, il Clyde contro i Navigli, la cotoletta alla milanese contro il fish&chips. 



Milano conta almeno il doppio degli abitanti di Glasgow, particolare che stravolge il paragone. Permette ai propri abitanti di controllare le previsioni del tempo non piu' di una volta al mese, lusso che i glaswegians non si possono permettere: lo devono fare piu' volte al giorno. Per sapere cosa indossare e per come utilizzare il loro tempo libero.

Il capoluogo lombardo ha piu' storia, con le sue chiese e quel castello. Glasgow non ha quasi nulla di medioevale; ha saputo trasformarsi nell'era vittoriana per poi cadere in disgrazia attorno alla meta' del secolo scorso, riprendendosi solo parzialmente negli ultimi anni.

Glasgow sa essere rozza, sporca e rotta. Milano sofisticata, elegante e intraprendente. Glasgow affianca quartieri ricchi a zone che la poverta' rende ben poco europee. Milano racchiude il suo bello nelle vie del centro, tenendo lontano quel degrado che colpisce quasi esclusivamente le zone periferiche della citta'.

Milano lavora tanto e si lamenta tanto. Glasgow si lamenta poco forse perche' lavora poco. Nonostante la pioggia, il vento, il cielo. Cosi' grigio da mettere in difficolta' Milano, abituata ai colori pastello, alle sue foschie che rendono il blu ed il grigio meno intensi di quanto dovrebbero essere.



Nel capoluogo lombardo i parchi sono pochi. Il loro prato e' di colore giallo, 12 mesi all'anno. A Glasgow il verde regna invece sovrano, curato per essere utilizzato da tutti.

Basterebbe tutto questo per mettere in difficolta' Glasgow e consentire a Milano di vincere a mani basse. Ma un mercato del lavoro relativamente piu' attivo, un costo della vita non esagerato permettono a Glasgow di offrire a molti stranieri quello che hanno cercato invano nel loro Paese di origine. Quegli stessi Paesi che hanno investito nell'istruzione dei propri cittadini per poi farseli scippare dalle citta' con il cielo grigio.


15 March 2014

Il britannico adora l’uva. Quella pero’ senza semi, che qui chiamano seedless.


Preferenza che ha condizionato l’intero mercato, nel quale e' ora difficile trovare quella con i semi. Si tratta spesso di uve prodotte nei Paesi mediterranei, Italia compresa, e destinate principalmente al mercato anglossassone.

Il britannico adora anche mandarini e clementine.


A differenza dell’uva, che continua a mangiare tutto l’anno, ne rispetta maggiormente le stagioni. Ma anche in questo caso il consumatore e’ riuscito piu’ che altrove a condizionarne il mercato.

Mandarini e clementine non sono infatti tutti uguali. Differiscono in gusto e colore, caratteristiche importanti ma non essenziali quanto un altro elemento: la consistenza della buccia.

Anche qui tendono a non mangiarla, togliendola per gustare al meglio il frutto. Il trucco e' poterlo fare facilmente, dagli adulti e soprattutto dai bambini che, in caso contrario, potrebbero privarsi del mandarino, della clementina. E' grazie a queste analisi di mercato se al giorno d'oggi chi vive nel Regno Unito puo' acquistare e profumatamente pagare il madarino facilmente pelabile, quello che da queste parti chiamano "easy peeler".
Di bell'aspetto, spesso con la foglia e dal colore uniforme. Il piu' caro, il preferito dal consumatore.

5 March 2014

51

51.

Come il numero di giorni nei quali, fra Gennaio e Febbraio 2014, a Glasgow sono cadute gocce d'acqua dal cielo.  51 giorni su 59 totali. Tanti anche per una citta' come Glasgow, non certo famosa per l'assenza di precipitazioni.

Poi quando meno te lo aspetti esce un'occhiata di sole, giusto per ricordarti che anche da queste parti la primavera meteorologica sta per arrivare.















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