Kirklee Terrace Lane

Queen's Park

Queen's Park

Millbrae Crescent

Queen's Dr

26 March 2013

Difficile litigare da queste parti. O almeno farlo in modo evidente, variando il tono della voce, l’espressione del viso. Difficile farlo nel momento in cui buona parte della societa’ si sveglia la mattina con l’obiettivo di evitare ogni forma di scontro, di conflitto.

Il risultato di tutto questo e’ una societa’ meno isterica, piu’ rilassata. Che rende il posto di lavoro un ambiente quasi sopportabile, la passeggiata al parco qualcosa di indespensabile, la guida piu’ rilassante, la cena al ristorante meno rumorosa. La cortesia regna sovrana. Sia fra persone che si conoscono, sia fra sconosciuti. Idem nella coppia, nella quale pare vigere la regola di essere in accordo su tutto, soprattutto nel momento in cui ci si relaziona con l’esterno.

E' semi-tollerato il confronto. Non lo scontro. Che e' spesso cio' che chi viene da fuori apprezza sin dall'inizio. E' pero' anche cio' che infastidisce chi lo considera un passo talvolta necessario per arrivare ad una conclusione, per risolvere un problema. Chi lo considera da preferire ad una eccessiva diplomazia, cosi' falsa, cosi' impersonale. Chi preferirebbe bussare al vicino per chiedergli di cambiare le rumorose abitudini senza doversi rivolgere (e pagare) the Noise and Nuisance Service. Chi vorrebbe evitare di inserire inutili apprezzamenti nelle lettere con le quali le aziende licenziano il dipendente.

Chiunque apprezza la cortesia. Solo a pochi piacciono arroganza e maleducazione. C'e' pero' un confine sottile fra cortesia e falsita'. Nel Regno quasi Unito, quel confine e' ben delimitato da una parola: however.

We are very impressed with your qualifications. However, we cannot offer you employment with our company.
You are a great guy and I have had so much fun with you.....however (e ridaje), I think we should just be friends.

Nelle valli lombarde however non si usa. Si parla a voce alta, grazie e prego si usano raramente e si e’ soliti esprimere opinioni anche e soprattutto quando non e’ necessario. Ma a volte e’ consentito litigare, imbizzarrirsi fino a  mandarsi a quel paese, talvolta anche dandosi del Lei. Senza nemmeno volerlo, quasi come se fosse uno sfogo necessario.

19 March 2013


Il Cliente che acquista beni di consumo nel Regno Unito ha in genere il diritto di recedere dal contratto e di restituire i prodotti acquistati entro i 28 giorni successivi alla data di acquisto. Sia per gli acquisti in negozio, sia per quelli effettuati online. Senza alcuna penalita’ e senza specificarne il motivo.

Ovvio, ci sono delle eccezioni. Alcuni prodotti sono esclusi per la loro natura intrinseca. Difficile pensare di restituire una mozzarella 28 giorni dopo averla acquistata ed ottenerne il rimborso.
Ritornare il prodotto con l’imballo originale integro non e’ sempre richiesto. Si parte infatti dal presupposto che sia diritto del consumatore poter toccare con mano cio’ che ha acquistato. Lo scontrino e’ necessario nel momento in cui si tratta di prodotti offerti da piu’ aziende, difficilmente riconducibili ad un determinato venditore. Altre volte e’ addirittura superfluo.
Nell'attuale mercato esistono inoltre casi di aziende che hanno deciso di andare oltre, arrivando ad offrire termini ben superiori ai classici 28 giorni.
Il retail e’ uno dei settori che maggiormente condiziona l’economia britannica. Si tratta di un settore da anni dominato dalle catene della grande distribuzione che operano in un mercato altamente competitivo che premia chi riesce ad assicurarsi la maggiore clientela. Prezzi estremamenti interessanti e un servizio di qualita’ sono la conseguenza evidente di tale fenomeno. Soddisfare il cliente e’ la regola. Dall’eterno sorriso della commessa alle infinite modalita’ per stuzzicare la curiosita’ del consumatore. Si tratta pero’ di un fenomeno che non non presenta solo vantaggi.
Grandi gruppi e catene hanno di fatto soppiantato migliaia di piccoli rivenditori indipendenti, rivoluzionando la composizione delle arterie commerciali delle citta’ britanniche. Al di fuori delle grandi citta’ e’ infatti spesso difficile trovare quel mix di catene e rivenditori indipendenti necessario per rendere lo shopping un’attivita’ quasi piacevole. Molti centri abitati di medio piccole dimensioni presentano infatti vie fra loro molto simili, anonime, nelle quali certi negozi si susseguono in ordine. Marks & Spencer posizionato sulla destra, poi a seguire Starbucks, Boots. Alla vostra sinistra abbiamo Tesco, Sport Direct, WH Smith, Thorntons ecc. ecc.

La soluzione sta forse nel mezzo. Mantenere l’ampia varieta’ di negozi indipendenti tuttora presente in Italia e’ essenziale. Ma e' anche importante proteggere la qualita’ del prodotto, aumentando la sensibilita’ del consumatore su tematiche riguardanti la sostenibilita’ della produzione e la provenienza dei prodotti. Obiettivi comunque compatibili con un servizio migliore per il cliente. Della commessa allergica al sorriso, malpagata dall’azienda che ostenta la capacita’ di non accontentare il cliente e’ comunque possibile farne a meno.

12 March 2013

Anime con poco in comune fra loro affollano il Brutti ma Buoni di Glasgow. Le labbra della studentessa con i capelli color ruggine sfiorano quelle della giovane scandinava dalla pelle candida. L’affermato architetto che lavora in zona siede al bancone del bar, quasi in disparte. Ordina una pinta mentre finge di leggere l’ultima copia dell’Herald. Non lontano, due giovani al tavolo parlano fra loro, disinteressandosi dei cocktail che il barista in canottiera ha appena servito loro. Si tengono per mano, i loro visi vicini. Troppo vicini per non attirare lo sguardo interessato del 35enne dalle sopracciglia disegnate con precisione. In piedi, fra quel tavolo ed il bancone del bar, finge di seguire le parole dell’amico al suo fianco. Senza pero’ impegnarsi troppo, considerando l’evidente desiderio di aggregarsi a quei due.

Ragazzi dai pantaloni quasi elasticizzati sorseggiano un drink color senape.
Mentre rumorose 45enni dal petto generoso e dalla coscia scoperta ridono a squarciagola fra loro.

Poco distante tre soggetti dalla pelle poco anglosassone. Sorseggiano con parsimonia una pinta di Tennet's. Forse il drink piu' economico, forse quello meno avventuroso. Schierati, poggiano il loro gomito destro sul bancone, alla Giuliano Gemma in "Il ritorno di Ringo". Rigorosamente griffati, forse pagati da Abercrombie & Fitch per ostentare quel logo.

Ne’ parlano. Ne’ sorridono.

Sguardo fisso nella medesima direzione: le bianche cosce delle 45enni.

Senza pieta’. Con un solo obiettivo: guardare.

Ohibo’! Anche questo e' il Made in Italy.




8 March 2013

  • Piove spesso? 
Esatto, spesso. Che non significa sempre. A Glasgow piove in media (solo) 166 giorni all’anno. In pratica un giorno su due. Qualche paragone? Ad Edimburgo 124 giorni all’anno. Manchester (144 giorni), Vancouver (169 giorni), Milano (76 giorni), Roma (79 giorni).


  • Il cibo e' terribile? 
Non sono d’accordo. Come ho gia’ scritto in In Gran Bretagna si mangia MA-LIS-SI-MO, parto dal presupposto sia possibile mangiare decentemente e a buon prezzo. 


  • Le ragazze sono facili? 
Cosi' sussurrano la maggior parte dei nostri connazionali, spesso considerandolo un aspetto importante quando si decide di espatriare (ahime'!). Sono probabilmente abituate a soridere di piu', forse anche a divertirsi di piu'. Il resto e' probabilmente solo un dettaglio, che ognuno interpreta a modo suo.


  • Sono tirchi? 
Non credo. Il consumismo da queste parti e' di gran moda. Si spende molto. Sia quando si hanno i mezzi per farlo, sia in assenza. 


  • La vita costa cara e si guadagnano tanti quattrini.
La Scozia non e’ affatto cara. Ma nemmeno il Regno Unito al di fuori di Londra. Il costo della vita e’ paragonabile a quello dell’ Italia settentrionale, con alcune differenze che spesso si compensano fra loro. Gli stipendi sono in genere leggermente piu’ alti che in Italia. Ma dipende da molti fattori, dalla tipologia di lavoro nonche’ dal titolo di studio. Non ero milionario in Italia, non lo sono da queste parti.   


  • Fanno tutti la coda? 
Sempre. Quasi uno sport nazionale. Senza escludere ciclisti e motociclisti, spesso al semaforo rigorosamente dietro le automobili. Da encomio.


  • Sono educati? 
Vero. La cortesia e l’educazione sono pratiche comuni. Sia fra persone che si conoscono fra loro, sia fra sconosciuti. Grazie, prego e per cortesia sono parole tuttora diffuse. Molto utilizzate e spesso accompagnate da un sorriso. 


  • Sono classisti? 
Difficile fare paragoni in questo caso. Popoli diversi, societa' diverse. Che mettono l'individuo nella condizione di interagire in maniera diversa con il prossimo, rendendo di fatto difficile fare un paragone con altre societa'. Ho l’impressione che molti britannici tendano a frequentare persone con le stesse abitudini, gli stessi gusti, all’interno della medesima classe sociale. Piu’ di quanto succeda in altri Paesi.


  • Ragazze (e ragazzi) sono ...rotondette(i)? 
Non una regola generale. Ma nemmeno un’eccezione. Mangiano e bevono di piu’, spesso meno bene, e si muovono anche meno. 


  • Glasgow e' in Inghilterra? 
La struttura del Regno Unito e' certamente particolare. A volte difficile da comprendere.  Ma Inghilterra e Regno Unito non sono sinonimi. Affatto.

6 March 2013



Dopo un paio di anni di silenzio, hanno deciso di tornare a suonare nella citta' che nel 1996 ha dato loro i natali. Ma io che faccio? Me li perdo.  

Ci sono molti concerti ai quali vorrei assistere. Quello dei Camera Obscura non era nemmeno fra quelli imperdibili. Ma un paio d’ore scarse le avrei dedicate loro volentieri. Nient! Era da settimane sold-out.

Glasgow non e’ grande nemmeno quanto Genova. Nonostante questo, offre una scena musicale importante, paragonabile a quella di citta’ europee di dimensioni maggiori. Nel 2008 la citta’ si è aggiudicata il titolo UNESCO di Città della Musica. Secondo il sito glasgowcityofmusic.com, Glasgow ospita in media 130 eventi musicali alla settimana. Belle & Sebastian, Franz Ferdinand, Mogwai, Paolo Nutini, Primal Scream, Simple Minds, The Fratellis, Travis sono alcuni dei nomi piu’ popolari al di fuori dei confini nazionali. Esistono comunque una miriade di musicisti meno noti che ogni sera si esibiscono nei numerosi locali della citta’. Capita infatti spesso che bar e pub abbiano un apposito spazio che utilizzano per ospitare band di ogni tipo e genere musicale.

I Camera Obscura nascono da queste parti nel 1996 grazie all’idea di Tracyanne Campbell (voce) e Gavin Dunbar (basso), ai quali si aggiungono successivamente Lee Thomson (batteria), Carey Lander (tastiera) e Kenny McKeeve (chitarra).

Nel corso della loro carriera artistica hanno pubblicato 4 studio album. La loro musica ricorda per certi versi gli anni ’60, sebbene ci siano collegamenti con quella pop orchestrale fine anni ’90. Poco soddisfatti del successo ottenuto nel Regno Unito, hanno per anni investito nel mercato americano, riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica.
Le prime incisioni del gruppo risalgono al 1998 con i singoli "Park and Ride" e "Your Sound". Il primo album ("Biggest Bluest Hi-Fi") viene pubblicato nel 2001 con il supporto di John Peel, ben posizionandosi in diverse classifiche di musica indipendente. Al secondo album ("Underachievers Please Try Harder"), pubblicato nel 2003, seguirono il primo tour nel Regno Unito e quello negli Stati Uniti. Il singolo "Supended From Class" e' stato scelto da Ol Parker per la colonna sonora del film "Imagine Me & You". I Camera Obscura registrano il loro terzo album “Let's Get Out of This Country” nel 2005 in Svezia, prodotto da Jari Haapalainen, poi pubblicato l’anno successivo.
Con "My Maudlin Career", quarto album della loro produzione, si sono fatti conoscere e apprezzare da un pubblico sempre piu' ampio. Il singolo "French Navy" fu inoltre utilizzato come sigla di apertura della trasmissione televisiva "Come Dine with me" (Channel 4).
Ora non ci resta che attendere il prossimo 3 Giugno, giorno nel quale verra' pubblicato l'ultimo lavoro del gruppo ("Desire Lines").


3 March 2013


Oddio. Mica facile rispondere a chi scrive e pretende una risposta.
Non ho mai consigliato a nessuno di cambiare Paese. Ma non ho nemmeno mai consigliato a nessuno di non farlo.
Consideravo e considero tuttora dove sono finito un buon compromesso fra cio’ che mi interessa, mi stuzzica e l’arrivare alla fine del mese senza dover controllore quotidianamente il saldo del conto corrente. Che e’ poi qualcosa che faccio comunque, vivendo in una societa’ che fa del consumismo una ragione di vita.

Nonostante questo, ben capisco i dubbi di chi scrive e sta considerando un trasferimento all’estero. Blog di questo tipo, oltre ad incrementare la produttivita’ del lettore durante l’orario d’ufficio, servono anche ad esprimere un’opinione, a raccontare un’esperienza. Che resta pero’ qualcosa di unico, irripetibile nel bene o nel male. I requisiti necessari per costruire esperienze positive, che regalano soddisfazioni sono infatti diversi e complessi. Statistiche che riguardano la qualita’ della vita, il mercato del lavoro sono certamente utili nel fornire informazioni. Ma per molti non sono tutto. Appagamento e serenita’ sono a volte il frutto di ingredienti che vanno ben oltre. Riguardano fattori ben difficili da scoprire all’inizio, che valutiamo in maniera differente e ai quali attribuiamo importanza diversa.

Sono a favore dei cambiamenti. Delle nuove esperienze. Sempre. Senza pero’ dare per scontato siano la ricetta per migliorare.

Espatriare offre certamente un’esperienza diversa. Migliaia di italiani cambiano Paese ogni anno. Alcuni rientrano dopo pochi mesi, molti altri mai piu’. 

La Gran Bretagna e’ da anni una delle mete preferite per espatriare. Si parla inglese, offre maggiori opportunita’ di lavoro rispetto agli stati dell’Europa meridionale senza richiedere troppe scartoffie per il trasferimento. Un compromesso che permette a molti italo-indecisi di cambiare Paese. Ma anche l’attuale decadente Italia ha qualcosa da offrire. E alternative al di fuori di quei confini non per forza offrono qualcosa di meglio.
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