Kirklee Terrace Lane

Queen's Park

Queen's Park

Millbrae Crescent

Queen's Dr

25 September 2014


Alla fine non cambia una virgola. La Scozia continua ad essere parte del Regno Unito. Almeno per ora e almeno sulla carta.

E’ pero’ difficile pretendere che non sia successo nulla. Il Regno Unito e’ ora consapevole che, per sopravvivere, ha piu’ che mai la necessita’ di adattarsi alle esigenze del proprio popolo.

Il partito che appoggiava l’indipendenza ha infatti ottenuto oltre 1,5 milioni di voti, che corrispondono al 45% dell’elettorato. E, nonostante si tratti di una vittoria forse piu’ larga di quanto auspicato nelle ultime settimane, la minoranza rappresenta una fetta di popolazione troppo consistente per essere dimenticata. Sia qui, sia nel resto del Regno Unito.

La Scozia ha preferito continuare per la stessa strada. Ma il partito di Alex Salmond e’ comunque riuscito a sfiorare l’impresa. Ha saputo  ritagliarsi un ruolo importante, essenziale all’interno del panorama politico britannico. E’ riuscito a convertire un elettorato storicamente di sinistra che, deluso da un partito laburista incapace di adattarsi ai tempi che corrono, non ha avuto problemi a voltare loro le spalle in cerca di un’alternativa. Grazie ad una campagna elettorale meticolosamente organizzata, sono riusciti a dare voce e a conquistare le aree piu’ povere del Paese (Glasgow e Dundee), dove la maggioranza degli elettori ha poi votato per l’indipendenza.

Tutto cio’ non e’ pero’ stato sufficiente. Ribaltare un risultato che solo qualche mese fa era dato per scontato non era affatto facile. Si chiedeva al popolo scozzese di lasciare un Unione, imperfetta ma comunque tuttora capace di regalare una buona qualita’ della vita, in cambio di un sogno. Che significava costruire qualcosa di nuovo, senza limiti ma senza nemmeno certezze, in un panorama internazionale dominato dai quei mercati finanziari che difficilmente perdonano. 
Per vincere, era necessario raggiungere due obiettivi: uno facile ed uno ben piu’ difficile. Quello facile era guadagnarsi il voto della classe piu’ povera, quella meno istruita. Un voto che il partito indipendentista aveva gia’ praticamente in tasca e che doveva solo incrementare. Quello piu’ difficile era convertire la classe piu’ abbiente, quella piu’ istruita. Quella classe che storicamente non e’ mai stata allettata dall’indipendenza, che ha sempre gradito considerarsi scozzese pur convivendo con gallesi, nordirlandesi ed inglesi. I voti ottenuti nelle aree piu’ povere del Paese hanno confermato la preferenza per l’indipendenza, ma certamente in maniera meno netta rispetto al previsto. Quelli ottenuti nelle aree piu’ abbienti hanno invece confermato la preferenza per il NO, sebbene le sconfitte registrate dagli indipendentisti siano in alcuni casi meno evidenti rispetto alle aspettative. 
L’indipendenza e’ stata chiesta non solo dallo scozzese povero, poco informato e senza istruzione. Fra chi ha votato YES, compaiono ora anche migliaia di cittadini che appartengono alle classi piu’ abbienti, quelle che non hanno mai visto l’indipendenza come una valida alternativa. E saranno ora loro a rappresentare un’ulteriore sfida per il nuovo Regno Unito, a cercare di ridisegnare quell'unione che dura da oltre 300 anni.

11 September 2014

7 giorni. 
Per dividere ulteriormente i due schieramenti, per creare differenze che non avrebbero motivo di esistere. Da una parte chi vuole una Scozia indipendente, dall’altra chi cerca di farla restare all’interno di un’unione mai come ora in discussione. 
La posta in palio non e’ una questione di vita o di morte. Bensi’ l’orgoglio, contrapposto a presunti vantaggi economici mai dimostrati. 
La Scozia di oggi e’ gia’ per certi versi uno stato a se’, con una propria bandiera, un proprio corpo di polizia, un sistema scolastico ed una giurisprudenza differenti rispetto al resto del Regno Unito. Un Parlamento a se’ legifera attraverso strumenti gia’ trasferiti da Londra a Edimburgo. Ma a quanto pare tutto cio’ non basta. Il petrolio del mare del Nord ha da tempo illuso i separatisti della SNP, convertendo di fatto un popolo di norma poco interessato alla politica, che oggi pensa di potere camminare da solo, senza l’aiuto di Londra. Il loro leader, Alex Salmond, ha saputo costruire qualcosa di eccezionale negli ultimi anni. Senza particolari validi argomenti, senza troppe certezze e senza illustrare troppo chiaramente il suo disegno di Scozia del futuro e’ comunque riuscito nell’impresa piu’ difficile. Quella di stuzzicare l’orgoglio degli scozzesi, di inspirarli fino a fare loro credere di poter creare un paese migliore senza inglesi, gallesi e nordirlandesi. Il tutto grazie ad un’opposizione inesistente, ridicola. Che sara’ ricordata per la capacita’ di regalare voti all’avversario. 
La realta’ e’ pero’ probabilmente un poco diversa. La Scozia di oggi non e’affatto l’area piu’ ricca e sviluppata della Gran Bretagna. Fino a pochi decenni fa era fra le piu’ povere, penalizzata dalla deindustrializzazione e da un’iniziativa privata inesistente. Ora le cose vanno leggermente meglio, grazie al petrolio e grazie ai sussidi da Londra che la Scozia ha ben saputo utilizzare per rimettersi in carreggiata. E' ora un paese moderno, sviluppato ma con diseguaglianze sociali tuttora fin troppo evidenti per potersi considerare un paese dell’Occidente. Con tanta poverta’ e ancora troppo dipendente dalla pubblica amministrazione. E’ comunque un Paese che ha fretta di decidere il proprio futuro. Futuro gia’ parzialmente compromesso, segnato da divisioni interne che non si vedevano da decenni, frizioni e attriti che mai come ora andrebbero invece evitati.

Photo from www.dailyrecord.co.uk

6 August 2014


7 Anni di programmazione, di preparativi e ben £575 milioni spesi per l'organizzazione dei XX Giochi del Commonwealth. Il tutto per 12 giorni di festa, di sport, con atleti di 71 Paesi a caccia di medaglie.

COSA MI E' PIACIUTO

- La folla: mai vista cosi' tanta gente a Glasgow. Ovunque e a tutte le ore,  anche grazie al ricco programma di eventi organizzato dalla Glasgow City Council;
- La BBC: copertura televisiva in stile Olimpiadi di Londra 2012. Tanta qualita' offerta da professionisti del settore. Da questa gente la RAI dovrebbe imparare;
- Il tifo del pubblico: per chiunque, col solo obiettivo di fare rumore e divertirsi. Chapeau!
- I quasi 30 gradi dei primi giorni dei Giochi. Tanto sole, cielo blu e niente vento. Da far invidia alla riviera ligure;
- Gli impianti sportivi che i Giochi hanno regalato alla citta' di Glasgow. Ennesimo e disperato tentativo per stuzzicare una popolazione poco propensa a muoversi e a mangiare bene.




COSA NON MI E' PIACIUTO

- La musica utilizzata nelle cerimonie di apertura e di chiusura. In una citta' musicale come Glasgow, si e' preferito l'usato nemmeno troppo sicuro: Rod Stewart, Deacon Blue, Lulu, Susan Boyle, Dougie MacLean e Kylie Minogue. Largo ai giovani!
- La performance di Rod Stewart alla cerimonia di apertura: da pelle d'oca. Per l'imbarazzo.
- Tunnock's tea cake & IRN-BRU. Il mostro di Loch Ness e le corna di cervo nella cerimonia d'apertura. Oddio! La Scozia offre anche dell' altro (per sua fortuna);
Il meteo scozzese degli ultimi 2 giorni. 1 ora di sole, 3 ore di pioggia torrenziale. Poi nebbia e freddo. Mai ci si abitua!



Photos from dailymail.co.uk & watchathletics.com

9 June 2014


Non siamo in Unione Sovietica. Bensi' in uno dei Paesi maggiormente sviluppati al mondo, con un'economia avanzata e redditi elevati. Un Paese che raccoglie immigrati da mezza Europa, offrendo loro uno stipendio che difficilmente trovano a casa loro. 
Chris Leslie ha scattato queste foto a pochi Km dal centro di Glasgow, raccogliendole poi nel sito The Glasgow Renaissance.



I Red Road Flats si trovavano nella zona nord-est della citta'. 8 grattacieli alti 90 metri ciascuno, che un tempo ospitavano quasi 5.000 persone.  Completati nel 1969, furono per qualche anno gli edifici piu' alti d'Europa, figli di un progetto che aveva l'obiettivo di migliorare la qualita' della vita degli abitanti di Glasgow. Che voleva spostarli dai malsani e sovrappopolati tenements ad appartamenti che in qualche modo riproponevano in Europa cio' che era stato progettato con successo oltreoceano.




Quello che avrebbe dovuto essere il piu' importante progetto europeo di riqualificazione urbana, si rivelo' un terribile fallimento. La Glasgow degli anni '70 era una citta' violenta, dalle dinamiche sociali difficili. Una citta' che aveva mal digerito quel processo di de-industrializzazione che le aveva regalato miseria e poverta'.
Risultato? I Red Road Flats furono ben presto popolati da persone senza lavoro, delinquenti senza futuro che costrinsero le amministrazioni locali a prendere in considerazione l'idea di demolirli a meno di 30 anni dalla loro progettazione. Delle otto torri costruite, 2 sono gia' state demolite, 5 sono disabitate mentre una continua ad ospitare rifugiati politici provenienti da ogni angolo del mondo. La completa demolizione e' in programma entro il 2017, a conclusione di un progetto nel quale la Glasgow City Council ha investito energie e quattrini per liberarsi dai quei numerosi high rises che da decenni contraddistinguono il grigio panorama glaswegian.



14 May 2014



Nella prima parte del 2013 nasceva un'italo-lombardo a glasgow, blog con l'obiettivo di dire al mondo che anche a chi nasce in Brianza e' consentito scrivere. 

Che non significa farlo bene. Quella e' pur sempre la terra che ha dato i natali al Parini ma che preferisce ricordare l'inventore della chiave a brugola. 
Li' non si coltiva nulla: si costruiscono capannoni e villette a schiera. Tanto gli ortaggi non servono come antipasto. Abbiamo i salumi, rigorosamente da abbinare ai nervitt.

Li' si lavora tanto, facendo fatica e muovendo velocemente le mani. Il blogger non sara' mai un lavoro ma solo un modo per perdere tempo.

Ma cosa ho imparato in un anno di italo-lombardo a glasgow?

  • la maggior parte dei lettori sono donne: oltre l'80% dei commenti ricevuti arriva da loro. Che potrebbe significare che gli uomini leggono senza interagire con l'autore, sebbene il numero di blog femminili e' di gran lunga superiore a quelli scritti da uomini;
  • che gli italiani hanno sempre un opinione: adoriamo esprimerla, anche quando non e' richiesta e anche quando schierarsi da una parte o dall'altra non e' necessario. Cosa che invece non farebbero gli scozzesi, popolo che tende a non ostentare la propria opinione, quasi a nasconderla;
  • si guadagna poco: pochissimo per ora, fatta eccezione per qualche voucher generosamente elargito da alcuni benefattori.
E ora qualche informazione un poco piu' tecnica, per coloro i quali scrivono e chiedono informazioni su come iniziare un blog:
  • io non sono un blogger, come ben dimostra il risultato. Cio' che faccio lo faccio per puro divertimento, per meglio conoscere il posto nel quale vivo, per conoscere gente nuova e migliorare le mie scarse competenze informatiche. Nella vita di tutti i giorni sono un ragioniere, uno dei migliori che la scuola superiore italiana abbia mai saputo vendere all'estero;
  • da un italo-lombardo a Glasgow passano circa 300 lettori al giorno, che sono poco meno di 10.000 visite al mese. Per aumentare i numeri (ed il potenziale guadagno) e' necessario investire tempo, scrivere regolarmente e utilizzare i social media. Personalmente utilizzo solamente twitter, nemmeno troppo regolarmente e con il minimo sforzo;
  • i blog sono nati in America nei primi anni '90. Nel blog due fattori sono altrettanto importanti: contenuto e forma. A distanza di oltre 20 anni, la tecnologia per migliorare il secondo fattore (che e' di fatto la grafica del blog) continua ad arrivare da oltreoceano. Per inspirazione e trend, i mercati di riferimento sono sempre quelli anglosassoni.
Un blog al momento molto letto da queste parti? The Londoner. Molte foto. Per chi adora l'inglese, Londra e tutto cio' che ne consegue. 

9 April 2014



La mia conoscenza dell'inglese prima di trasferirmi in Scozia era buona.

O almeno cosi' indicava il mio CV italiano, nonostante in cuor mio mi fosse ben chiaro che non era affatto vero. Si trattava di una menzogna fatta e finita.

Erano gli anni nei quali era diventato obbligatorio indicare il livello di inglese sul proprio CV e le alternative disponibili erano essenzialmente tre: ottimo, buono o scarso.
La prima opzione mi sembrava troppo, almeno per la mia quasi limpida coscienza. La terza rappresentava la scelta piu' onesta, ma nemmeno mi andava di auto-escludermi in quel modo dal mercato del lavoro, regalando opportunita' a candidati meno onesti ma con la mia stessa conoscenza dell'inglese. Restava la via di mezzo. Quella che mi proteggeva da ogni potenziale rischio e mi permetteva di approfittare del sistema senza avere troppi pesi sulla coscienza.

D'altro canto, era pur vero che vivevo in una societa' dove, nella peggiore delle ipotesi, quella misera dimestichezza linguistica giustificava almeno l'aggettivo "buono". Quella era la regola del mercato e io non potevo dire al mondo che da ragazzino avevo viaggiato in lungo e in largo per il globo pur avendo una scarsa conoscenza dell'inglese. 

Ma come in quasi tutte le storie senza lieto fine, i nodi vengono poi al pettine.

La sorte mi ha regalato l'opportunita' di lavorare in Scozia, accettata con l'entusiasmo di chi la desiderava da tempo. Le esagerate ambizioni prefissate alla partenza furono pero' riviste al ribasso nel momento in cui misi piede nel Regno Unito. 
Motivo? La buona conoscenza della lingua inglese che avevo per anni venduto, mi era sufficiente per acquistare il pane al negozio sotto casa. Senza problemi, ero infatti nella condizione di afferrare la pagnotta dallo scaffale, inserirla nell'appositio sacchetto per poi consegnare gli spiccioli al cassiere. Ogni azione diversa dall'essenziale avrebbe dato a quell'uomo la possibilita' di interagire, di fare quelle quattro chiacchiere che il mio inglese avrebbe reso senza senso e imbarazzanti. Condizione pietosa, che mi permetteva di socializzare esclusivamente con italiani e con stranieri con il mio stesso livello di inglese. Che mi regalava la possibilita' di lavorare solo nel momento in cui fosse stato necessario farlo in italiano, vivendo un'esperienza limitata in un Paese straniero. Condizione da questi parti troppo spesso giustificata con l'accento glaswegian. Accento che esiste, al quale e' necessario abituarsi ma che difficilmente esclude dalla societa' l'individuo che ha dimestichezza con la lingua inglese.

La realta' era un'altra: la mia conoscenza dell'inglese era scarsa. Imbarazzante.

Quella lingua l'avevo quasi studiata alle scuole medie, per poi continuare alle superiori. Un paio di ore alla settimana, che ero solito trascorrere a fare scarabocchi di dubbio valore artistico. Sul libro di testo la prima meta' della lezione, incisi sul banco nella seconda. La professoressa di inglese delle medie era solita ostentare il fatto di non avere mai visitato un Paese anglosassone, requisito secondo lei non indispensabile per ben conoscere una lingua.

Nulla di piu' sbagliato, nulla di piu' tragico.

Per imparare una nuova lingua, per poterla parlare correttamente, serve talento. Talento da unire a dedizione e impegno. Vivere nel Paese nel quale quella lingua e' parlata, frequentare persone madrelingua e lavorare utilizzandola, sono passaggi obbligatori per conseguire risultati soddisfacenti. 

Ho conosciuto pochi italiani con un ottimo livello di inglese. Ognuno di loro aveva vissuto per anni in un Paese anglosassone. Ho invece conosciuto italiani da anni residenti all'estero, spesso con un buon livello di inglese, spesso con un marcato accento italiano. Altri con un livello imbarazzante, pur vivendo da anni in una societa' che lo utilizza come prima lingua.

Parlare inglese non e' obbligatorio. Resta il fatto che si tratta della lingua maggiormente utilizzata in ambito commerciale. Usata da sempre piu' persone, sempre piu' preparate professionalmente. Ne consegue che si tratta di una scelta obbligata per coloro i quali desiderano trasferirsi all'estero. Vivere e lavorare in un Paese straniero senza avere dimestichezza con l'inglese significa prendere dei rischi senza investire nel proprio futuro.

Anni fa parlare inglese erano sinonimo di successo. Ora e' essenziale per evitare di restare indietro.

3 April 2014

Il parlamento scozzese ha recentemente approvato la legge che introduce la possibilita’ a persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio.

Un fattore che ha stupito molti italiani e’ la serenita’ che ha contraddistinto il dibattito parlamentare. Che non significa che sono tutti d’accordo. Per motivi diversi, i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono da sempre un argomento difficile da affrontare. Per tabu’, per ignoranza, per paura delle conseguenze che questa decisione potrebbe generare. In particolare: affidamento e adozione dei figli.

Conosco e frequento persone sia a favore sia contrarie al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Persone che sono piu' o meno nella condizione di giustificare entrambe le posizioni, analizzando in maniera costruttiva le potenziali conseguenze di una decisione di questo tipo. 
Esistono poi persone che, nel corso degli anni, hanno completamente cambiato la loro posizione. Nel 2001, l’attuale sindaco di Londra Boris Johnson si dichiarava contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Sosteneva che sarebbe stato difficile permettere a due uomini di sposarsi e allo stesso stempo negarlo a 3 uomini, a 3 donne a 2 uomini ed una donna. Negli ultimi anni la sua posizione si e’ parecchio ammorbidita, grazie anche alla crescente pressione dei suoi elettori.

In Italia due persone dello stesso sesso non hanno la possibilita’ di contrarre matrimonio. Forse e’ solo questione di tempo, visto che e’ difficile pensare che un Paese all’interno dell’Unione Europea non segua il percorso intrapreso da buona parte degli altri membri. 
Eppure non e' questo il problema. 
A cambiamenti di questo tipo ci si arriva attraverso percorsi lunghi e tortuosi, che hanno prima di tutto l’obiettivo di combattere la discriminazione. Esistono comportamenti che in certe societa' sono tuttora tollerati, abitudini che altri Paesi hanno accantonato decenni fa.

“Sei frocio”, “Sei culattone” sono fra gli insulti preferiti che si scambiano gli uomini in Italia. Si parte dalle scuole elementari fino ad arrivare ai pensionati. Un insulto senza eta’, uno dei piu’ efficaci. Diffuso fra l'operaio e l'avvocato, senza dimenticare il politico di turno, impegnato a dare voce a quel popolo che tanto rappresenta. Insulto meno diffuso fra donne, un po’ per abitudine, un po’ perche’ trattandosi di qualcosa che la societa’ digerisce meglio rispetto al rapporto fra due uomini.

Ma ha senso dare la possibilita' a due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio quando la societa' che li dovrebbe rappresentare continua a discriminarli? 

22 March 2014

Un confronto che non esiste. Quello fra due citta' cosi' differenti fra loro, con dimensioni e storie ben diverse.

La pioggia ed il vento contro la nebbia e l'afa, il Clyde contro i Navigli, la cotoletta alla milanese contro il fish&chips. 



Milano conta almeno il doppio degli abitanti di Glasgow, particolare che stravolge il paragone. Permette ai propri abitanti di controllare le previsioni del tempo non piu' di una volta al mese, lusso che i glaswegians non si possono permettere: lo devono fare piu' volte al giorno. Per sapere cosa indossare e per come utilizzare il loro tempo libero.

Il capoluogo lombardo ha piu' storia, con le sue chiese e quel castello. Glasgow non ha quasi nulla di medioevale; ha saputo trasformarsi nell'era vittoriana per poi cadere in disgrazia attorno alla meta' del secolo scorso, riprendendosi solo parzialmente negli ultimi anni.

Glasgow sa essere rozza, sporca e rotta. Milano sofisticata, elegante e intraprendente. Glasgow affianca quartieri ricchi a zone che la poverta' rende ben poco europee. Milano racchiude il suo bello nelle vie del centro, tenendo lontano quel degrado che colpisce quasi esclusivamente le zone periferiche della citta'.

Milano lavora tanto e si lamenta tanto. Glasgow si lamenta poco forse perche' lavora poco. Nonostante la pioggia, il vento, il cielo. Cosi' grigio da mettere in difficolta' Milano, abituata ai colori pastello, alle sue foschie che rendono il blu ed il grigio meno intensi di quanto dovrebbero essere.



Nel capoluogo lombardo i parchi sono pochi. Il loro prato e' di colore giallo, 12 mesi all'anno. A Glasgow il verde regna invece sovrano, curato per essere utilizzato da tutti.

Basterebbe tutto questo per mettere in difficolta' Glasgow e consentire a Milano di vincere a mani basse. Ma un mercato del lavoro relativamente piu' attivo, un costo della vita non esagerato permettono a Glasgow di offrire a molti stranieri quello che hanno cercato invano nel loro Paese di origine. Quegli stessi Paesi che hanno investito nell'istruzione dei propri cittadini per poi farseli scippare dalle citta' con il cielo grigio.


15 March 2014

Il britannico adora l’uva. Quella pero’ senza semi, che qui chiamano seedless.


Preferenza che ha condizionato l’intero mercato, nel quale e' ora difficile trovare quella con i semi. Si tratta spesso di uve prodotte nei Paesi mediterranei, Italia compresa, e destinate principalmente al mercato anglossassone.

Il britannico adora anche mandarini e clementine.


A differenza dell’uva, che continua a mangiare tutto l’anno, ne rispetta maggiormente le stagioni. Ma anche in questo caso il consumatore e’ riuscito piu’ che altrove a condizionarne il mercato.

Mandarini e clementine non sono infatti tutti uguali. Differiscono in gusto e colore, caratteristiche importanti ma non essenziali quanto un altro elemento: la consistenza della buccia.

Anche qui tendono a non mangiarla, togliendola per gustare al meglio il frutto. Il trucco e' poterlo fare facilmente, dagli adulti e soprattutto dai bambini che, in caso contrario, potrebbero privarsi del mandarino, della clementina. E' grazie a queste analisi di mercato se al giorno d'oggi chi vive nel Regno Unito puo' acquistare e profumatamente pagare il madarino facilmente pelabile, quello che da queste parti chiamano "easy peeler".
Di bell'aspetto, spesso con la foglia e dal colore uniforme. Il piu' caro, il preferito dal consumatore.

5 March 2014

51

51.

Come il numero di giorni nei quali, fra Gennaio e Febbraio 2014, a Glasgow sono cadute gocce d'acqua dal cielo.  51 giorni su 59 totali. Tanti anche per una citta' come Glasgow, non certo famosa per l'assenza di precipitazioni.

Poi quando meno te lo aspetti esce un'occhiata di sole, giusto per ricordarti che anche da queste parti la primavera meteorologica sta per arrivare.















26 February 2014


I primi ad arrivare nemmeno sapevano delle condizioni meteorologiche del posto. Ci venivano per un lavoro, per dare un futuro migliore ai loro figli. Poi scoprivano la pioggia, sconosciuta compagna di vita degli abitanti dell’Italia del sud, lontana parente di quelli del nord.

Certo! Mica ne erano contenti di quella scoperta. Se la facevano comunque piacere, in qualche modo. La consideravano uno degli aspetti negativi della Scozia, senza smettere di esaltare quelli positivi.

Poi il vento e la pioggia delle isole britanniche si sono fatte pubblicita’ in tutto il mondo. Alcuni evitavano Regno Unito e Irlanda solo per quel motivo. Altri, come il sottoscritto, accettavano il compromesso in un periodo nel quale la Spagna era la destinazione preferita dagli italiani.

Ora le frontiere sono aperte. Sempre piu’ aperte. Ora qui arrivano anche quelli che la pioggia la detestano. Quelli che non la sopportano, la odiano e si fanno venire il broncio ogni qualvolta cadono gocce dal cielo. Quelli che contano le ore di sole, le stesse che sarebbero state utilizzate per l'abbronzatura. Quelli che iniziano l'email con l'ultimo aggiornamento meteo, quelli che escono di casa solo quando splende il sole.

Ma perche’ proprio in Scozia? 

20 February 2014

Dovrebbe significare come stai. O cosi' continuano ad insegnare a scuola.

Dove vivo non significa pero' nulla. Niente di niente. 

Lo si dice per abitudine, quasi per sciogliere la lingua. Non farlo sarebbe scortese, troppo per un popolo che punta tutto sull'educazione e sulle buone maniere. Spesso non e' nemmeno seguito da una risposta. Altre volte lo si baratta con un altro "how are you?", seguito da un'altra non-risposta.

Il succo pero' non cambia: poco mi importa delle tue condizioni di salute, di come stai affrontando la giornata.

Questa non e' pero' la regola generale: capita infatti che a volte ci si spinga oltre, arrivando a dare una risposta. Quasi andando controcorrente.

In quel caso, si risponde solo positivamente: "I am very well, thanks!".

"I am fine, thanks!" lo usa chi vuole osare. Qualcuno si prende pure la responsabilita' del "Doing great! And how are you?".

Risposte negative non sono tollerate. Nemmeno un "insomma" qua e la.

"Ho avuto giorni migliori", "Si tira avanti" sanno di sconfitta per un popolo al quale non piacciono le cattive notizie. "Sto da cani" non e' permesso in una nazione dove distribuire ottimismo e' una missione. Nemmeno quando e' giustificato.

E' una gara a chi sta meglio. Una gara avara di soddisfazioni, senza vincitori e vinti.


10 February 2014


Lui mancava. Ora pero' anche The Guardian ha deciso di dare voce e spazio ad uno dei quartieri piu' in voga di Glasgow, forse il piu' "cool" del momento. A due passi dal Clyde, fra il centro citta' ed il ricco West End, Finnieston ha ospitato per anni quei cantieri navali che fecero la fortuna di Glasgow. Che non duro' pero' a lungo, spazzata via da quel processo di deindustrializzazione che ha lasciato cicatrici indelebili, tuttora visibili in diversi angoli della citta'.
Negli ultimi anni Finnieston ha pero' saputo reinventarsi, pur mantenendo quella sciatteria che contraddistingue buona parte della citta' di Glasgow.

Finnieston e' ora sede dell'Hydro Arena, opera di quel Norman Foster dalla cui matita era nato anche l'Armadillo, ora a poche decine di metri di distanza.


E' anche sede del Riverside Museum di Zaha Hadid, il nuovo museo dei trasporti. Famoso per le sue forme, per essere gratuito come la maggior parte dei musei glaswegiani e anche per essere mal collegato al resto della citta'.


Ma a Finnieston si va spesso per ben altri motivi. Negli ultimi anni diversi caffe', ristoranti e negozi hanno aperto i battenti nella zona poco lontana da Hidden Lane, angolo nascosto di Glasgow dove la creativita' dall'aria trasandata si isola dal resto della citta'. Qualche esempio? The Gannet, The Kelvingrove Cafe', Crabshakk, The Finnieston, The 78. 




Ma come ben ricorda The Guardian, c'e' anche un pizzico di Italia in tutta questa storia: Chouchou Couture dell'italo-romana Silvia Pellegrino. 


29 January 2014

from beppesevergnini.com
L'articolo ha fatto il giro del web. Che spesso e volentieri significa centrare l'obiettivo, che e' quasi sempre quello di fare rumore.
Scrive Matteo Cavezzali. Pubblica il Fatto Quotidiano.
Si discute di italiani che fuggono all'estero, dei loro atteggiamenti, di come organizzano la loro vita oltre confine.
A qualcuno l'articolo e' piaciuto. Ad altri per niente. Altri ancora lo considerano un inno alla generalizzazione, che finisce per rimproverare agli altri comportamenti tenuti da noi stessi. Utile comunque ad analizzare cosa fanno gli italiani all'estero, in base alla citata indagine trasversale (?) condotta dall'autore dell'articolo:
1. Girano solo con altri italiani (e i sardi solo con i sardi);
A volte succede. Vale pero' ovunque, visto che spesso si frequentano i propri simili: grillini con grillini, leghisti con leghisti, razzisti con razzisti. 
2. Sanno tutto dell’Italia, in particolare di Berlusconi e della sua vita sessuale;

Sono d'accordo, caro Matteo. Quelli sono pero' i lettori del giornale per il quale scrivi anche tu. 


3. Hanno freddo. Vivono in paesi in cui spesso non sorge nemmeno il sole. Stanno morendo di freddo, ma non lo ammetteranno mai. Mai!


Vero! Ma sono cosi' tanti quelli che lo nascondono?


4. Mangiano da schifo. Pesce affumicato, wurstel, orsetti gommosi, patate fritte. I più fortunati trovano un asporto cinese o un kebabbaro. Cercano disperatamente una pizza decente, alcuni giurano anche di averla trovata. Ma stanno mentendo. 


Mi e' nuova la fortuna dovuta alla presenza del take away cinese. Ma ti credo sulla parola. L'Italia e' il Paese del cibo, dove si mangia bene.  Anche quello dove l'arte del cucinare deve essere ostentata. Sempre.


5. Fanno lavori del cavolo che in Italia non avrebbero mai fatto. Se ne sono andati al grido di “Non posso stare in Italia a pulire dei cessi, ho una laurea io!” e ora puliscono cessi a Nantes. Che vuoi mettere un cesso di Nantes contro un cesso di San Lazzaro di Savena!? 


No Matteo, questa non la commento. Pubblicata da un giornale di sinistra? 



16 January 2014

from anta.co.uk

Anta e’ un’azienda che da oltre 30 anni promuove ed esporta l’essenza del made in Scotland. Lo fa seguendo una precisa filosofia, senza mai discostarsi troppo da quelle che considera tradizioni locali.


from anta.co.uk

La gamma di prodotti che offre alla clientele non e’ mai stata cosi’ estesa, arrivando oggi and includere tessuti, ceramiche, accessori uomo/donna, articoli di arredamento e tanto altro.


from anta.co.uk

La sua storia e’ da sempre legata al tartan, il classico disegno scozzese che l’azienda ha avuto il merito di avvicinare ad un pubblico diverso, adattare a nuovi utilizzi, fino ad esaltarne versatilita’ e caratteristiche.

9 January 2014

La Signora Gabriella ha 59 anni.

Racconta al Corriere della Sera che aspettava da un pezzo il 2013: doveva essere il suo anno.

Dopo aver lavorato una vita in ufficio e' andata in pensione il primo gennaio del 2013. 
Da allora percepisce circa 1.750 Euro netti al mese (inclusa la pensione di reversibilita').
Risiede a Marcallo, 6 mila abitanti in provincia di Milano. Localita' che presenta costi della vita' piu' alti rispetto all'Italia meridionale ma anche piu' bassi rispetto alle grandi citta' come Roma e Milano. Ma questo poco conta, visto che la Signora Gabriella vive nella casa della madre che, a quanto pare, possiede almeno due abitazioni. La povera Signora Gabriella, ci ricorda che fa la spesa al Carrefour perche' c'e' un'offerta speciale per gli anziani (a 59 anni?).

Sapete qual e' la cosa che le manca maggiormente? La possibilita' di programmare qualche piccola vacanza. Non le pesa rinunciare a un nuovo abito. Nemmeno rimandare di qualche settimana il parrucchiere, quello che spesso e volentieri si dimentica di emettere lo scontrino fiscale.  Eppure ne e' piena l'Europa di persone che guadagnano 1.750 Euro al mese, non sempre pensionati e spesso con un mutuo sulle spalle. Che una vacanza se la concedono quasi senza problemi. Mica come quei milioni di giovani e meno giovani che guadagnano la meta' di quella cifra.


La Signora Gabriella ha anche 3 figli laureati. 1 residente all'estero, gli altri in Italia. Sono questi due soggetti che hanno il sacrosanto diritto di lamentarsi. Dopo aver studiato per anni si ritrovano senza una concreta opportunita', senza la possibilita' di tirare la fine del mese dignitosamente e condannati a pagare generose pensioni ai loro genitori e ai loro nonni.

6 January 2014


  • L'inverno britannico e' piovoso. Quello italico puo' essere quasi identico;
  • La crisi e' sulla bocca di tutti. Anche di quelli che all'abbigliamento griffato e al macchinone non riescono a rinunciare; 
  • Le mamme lombarde non sfornano dolci natalizi. Panettoni e pasticcini li comprano in pasticceria. Sempre piu' costosi. Sempre piu' farciti.
  • Frecciarossa e Italo offrono un buon servizio a prezzi accessibili. Migliore di quello offerto dalle ferrovie britanniche.
  • Preferisco le illuminazioni natalizie italiane a quelle britanniche. Esistono pero' le dovute eccezioni. In entrambi gli schieramenti.
  • I mezzi pubblici di Milano battono quelli di Roma. Vittoria a mani basse.
  • La Brianza non e' solo cemento e capannoni. O meglio lo e'. Ma nel bel mezzo esistono anche cittadine ordinate, curate, quasi raffinate.
  • C'e' tuttora gente che mangia pane secco a colazione. Che a volte chiamano fette biscottate.
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