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9 April 2014



La mia conoscenza dell'inglese prima di trasferirmi in Scozia era buona.

O almeno cosi' indicava il mio CV italiano, nonostante in cuor mio mi fosse ben chiaro che non era affatto vero. Si trattava di una menzogna fatta e finita.

Erano gli anni nei quali era diventato obbligatorio indicare il livello di inglese sul proprio CV e le alternative disponibili erano essenzialmente tre: ottimo, buono o scarso.
La prima opzione mi sembrava troppo, almeno per la mia quasi limpida coscienza. La terza rappresentava la scelta piu' onesta, ma nemmeno mi andava di auto-escludermi in quel modo dal mercato del lavoro, regalando opportunita' a candidati meno onesti ma con la mia stessa conoscenza dell'inglese. Restava la via di mezzo. Quella che mi proteggeva da ogni potenziale rischio e mi permetteva di approfittare del sistema senza avere troppi pesi sulla coscienza.

D'altro canto, era pur vero che vivevo in una societa' dove, nella peggiore delle ipotesi, quella misera dimestichezza linguistica giustificava almeno l'aggettivo "buono". Quella era la regola del mercato e io non potevo dire al mondo che da ragazzino avevo viaggiato in lungo e in largo per il globo pur avendo una scarsa conoscenza dell'inglese. 

Ma come in quasi tutte le storie senza lieto fine, i nodi vengono poi al pettine.

La sorte mi ha regalato l'opportunita' di lavorare in Scozia, accettata con l'entusiasmo di chi la desiderava da tempo. Le esagerate ambizioni prefissate alla partenza furono pero' riviste al ribasso nel momento in cui misi piede nel Regno Unito. 
Motivo? La buona conoscenza della lingua inglese che avevo per anni venduto, mi era sufficiente per acquistare il pane al negozio sotto casa. Senza problemi, ero infatti nella condizione di afferrare la pagnotta dallo scaffale, inserirla nell'appositio sacchetto per poi consegnare gli spiccioli al cassiere. Ogni azione diversa dall'essenziale avrebbe dato a quell'uomo la possibilita' di interagire, di fare quelle quattro chiacchiere che il mio inglese avrebbe reso senza senso e imbarazzanti. Condizione pietosa, che mi permetteva di socializzare esclusivamente con italiani e con stranieri con il mio stesso livello di inglese. Che mi regalava la possibilita' di lavorare solo nel momento in cui fosse stato necessario farlo in italiano, vivendo un'esperienza limitata in un Paese straniero. Condizione da questi parti troppo spesso giustificata con l'accento glaswegian. Accento che esiste, al quale e' necessario abituarsi ma che difficilmente esclude dalla societa' l'individuo che ha dimestichezza con la lingua inglese.

La realta' era un'altra: la mia conoscenza dell'inglese era scarsa. Imbarazzante.

Quella lingua l'avevo quasi studiata alle scuole medie, per poi continuare alle superiori. Un paio di ore alla settimana, che ero solito trascorrere a fare scarabocchi di dubbio valore artistico. Sul libro di testo la prima meta' della lezione, incisi sul banco nella seconda. La professoressa di inglese delle medie era solita ostentare il fatto di non avere mai visitato un Paese anglosassone, requisito secondo lei non indispensabile per ben conoscere una lingua.

Nulla di piu' sbagliato, nulla di piu' tragico.

Per imparare una nuova lingua, per poterla parlare correttamente, serve talento. Talento da unire a dedizione e impegno. Vivere nel Paese nel quale quella lingua e' parlata, frequentare persone madrelingua e lavorare utilizzandola, sono passaggi obbligatori per conseguire risultati soddisfacenti. 

Ho conosciuto pochi italiani con un ottimo livello di inglese. Ognuno di loro aveva vissuto per anni in un Paese anglosassone. Ho invece conosciuto italiani da anni residenti all'estero, spesso con un buon livello di inglese, spesso con un marcato accento italiano. Altri con un livello imbarazzante, pur vivendo da anni in una societa' che lo utilizza come prima lingua.

Parlare inglese non e' obbligatorio. Resta il fatto che si tratta della lingua maggiormente utilizzata in ambito commerciale. Usata da sempre piu' persone, sempre piu' preparate professionalmente. Ne consegue che si tratta di una scelta obbligata per coloro i quali desiderano trasferirsi all'estero. Vivere e lavorare in un Paese straniero senza avere dimestichezza con l'inglese significa prendere dei rischi senza investire nel proprio futuro.

Anni fa parlare inglese erano sinonimo di successo. Ora e' essenziale per evitare di restare indietro.

3 April 2014

Il parlamento scozzese ha recentemente approvato la legge che introduce la possibilita’ a persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio.

Un fattore che ha stupito molti italiani e’ la serenita’ che ha contraddistinto il dibattito parlamentare. Che non significa che sono tutti d’accordo. Per motivi diversi, i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono da sempre un argomento difficile da affrontare. Per tabu’, per ignoranza, per paura delle conseguenze che questa decisione potrebbe generare. In particolare: affidamento e adozione dei figli.

Conosco e frequento persone sia a favore sia contrarie al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Persone che sono piu' o meno nella condizione di giustificare entrambe le posizioni, analizzando in maniera costruttiva le potenziali conseguenze di una decisione di questo tipo. 
Esistono poi persone che, nel corso degli anni, hanno completamente cambiato la loro posizione. Nel 2001, l’attuale sindaco di Londra Boris Johnson si dichiarava contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Sosteneva che sarebbe stato difficile permettere a due uomini di sposarsi e allo stesso stempo negarlo a 3 uomini, a 3 donne a 2 uomini ed una donna. Negli ultimi anni la sua posizione si e’ parecchio ammorbidita, grazie anche alla crescente pressione dei suoi elettori.

In Italia due persone dello stesso sesso non hanno la possibilita’ di contrarre matrimonio. Forse e’ solo questione di tempo, visto che e’ difficile pensare che un Paese all’interno dell’Unione Europea non segua il percorso intrapreso da buona parte degli altri membri. 
Eppure non e' questo il problema. 
A cambiamenti di questo tipo ci si arriva attraverso percorsi lunghi e tortuosi, che hanno prima di tutto l’obiettivo di combattere la discriminazione. Esistono comportamenti che in certe societa' sono tuttora tollerati, abitudini che altri Paesi hanno accantonato decenni fa.

“Sei frocio”, “Sei culattone” sono fra gli insulti preferiti che si scambiano gli uomini in Italia. Si parte dalle scuole elementari fino ad arrivare ai pensionati. Un insulto senza eta’, uno dei piu’ efficaci. Diffuso fra l'operaio e l'avvocato, senza dimenticare il politico di turno, impegnato a dare voce a quel popolo che tanto rappresenta. Insulto meno diffuso fra donne, un po’ per abitudine, un po’ perche’ trattandosi di qualcosa che la societa’ digerisce meglio rispetto al rapporto fra due uomini.

Ma ha senso dare la possibilita' a due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio quando la societa' che li dovrebbe rappresentare continua a discriminarli? 

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